Viaggio in Siria: l’inizio di una grande avventura – II parte

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VIAGGIO IN SIRIA - PARTE II

IL PAESE DOVE LA LUNA SORRIDE

Solo 5 ore mi separavano dal mio nuovo mondo, un mondo che mi sarebbe rimasto nel cuore per sempre. Stavo davvero andando a Damasco.
L’aereo era talmente vuoto che fu possibile per me occupare tre sedili, sdraiarmi e provare a dormire. Ma non riuscii a chiudere occhio: c’era turbolenza, forse anche troppa. Ricordo che alzai la tendina del finestrino dell’aereo per guardare fuori e, mentre sotto l’aereo le nuvole erano illuminate dai lampi, alla mia sinistra il cielo era tinto di un colore rossastro. Stava albeggiando.

Ad aspettarmi all’aeroporto internazionale di Damasco c’era Iskandar, il ragazzo dell’agenzia che mi aveva aiutata a trovare un alloggio. Aveva in mano un cartello bianco con sopra scritto il mio nome e cognome.
Tutti intorno a me parlavano arabo, le insegne erano in arabo ed io lo studiavo solo da un anno. Facevo ancora troppa fatica a distinguere le parole che udivo. Riuscivo a malapena a leggere le indicazioni presenti in aeroporto ed era già una grossa soddisfazione comprendere che certi simboli significassero “uscita” piuttosto che “bagno”.

VIAGGIO IN SIRIA II PARTE, decorazione di una moschea

Durante il viaggio in taxi per raggiungere il quartiere di Abu Rammaneh, dal finestrino del sedile posteriore della macchia, scattai con la mia mente, la prima fotografia della Siria.
Un minareto è illuminato da luci neon verdi. In alto, nel caldo cielo Siriano, risplende la luna. Non è piena, è uno spicchio sottile di luce bianca posta in orizzontale che, come un bellissimo sorriso, infonde speranza proprio nel momento in cui l’oscurità è più profonda: l’attimo prima dell’alba.
Nel giro di poco tempo, con le prime luci del mattino che schiariscono il nero del cielo, nell’aria risuonano i canti del muezzin che richiamano i fedeli alla preghiera. E’ tutto molto suggestivo, non avevo mai visto né sentito qualcosa di simile prima d’ora.

LE PRIME IMMAGINI DELLA CITTA’

VIAGGIO IN SIRIA II PARTE - un minareto di notte

L’auto prosegue tra le vie della città, attraversando quartieri periferici dove molte case sono ancora in costruzione. Qui infatti, c’è una tendenza ad iniziare a costruire per poi lasciare tutto a metà, in attesa di aver abbastanza denaro proseguire con i lavori. Così si susseguono centinaia di piccole abitazioni a pianta quadrata senza un vero e proprio tetto. In realtà il piano superiore termina con i piloni portanti di cemento armato che sporgono dagli angoli delle quattro pareti laterali.

Molto spesso mancano anche le finestre, c’è solo il buco nel muro. Per dare un po’ di privacy vengono appese delle semplici coperte o tappeti per impedire alla polvere e alla sabbia sollevata dal vento e dalle macchine che corrono sulle strade, di entrare in casa. Queste case non terminate sono spesso affiancate da abitazioni fatte di terra. Qui vivono famiglie di pastori con le loro pecore all’interno. Alcuni di loro cominciano a fare uscire i greggi dalle loro case per condurli al pascolo nelle pianure circostanti.

Il centro della città, invece, è caratterizzato da grossi palazzi moderni, semplici nel loro stile e a mia opinione un po’ cupi, che si contrappongono però all’eleganza e alla ricchezza delle decorazioni che contraddistinguono le facciate, le cupole ed i minareti delle moschee.

L’ARRIVO

Ad attendermi, sulla soglia della mia nuova casa, c’è un giovane signore che indossa un paio di sandali con una calza bucata, dalla quale fuoriesce l’alluce del piede destro. Era palese che si fosse appena svegliato perché aveva ancora un po’ di bavetta sul lato sinistro della bocca.
Era un uomo alto, con i capelli radi, gli occhiali e gli occhi azzurri.
Si presentò: “Ahlan wa sahlan fi Dimashq, ismi Nail” (benvenuta a Damasco mi chiamo Nail). Provai a rispondergli in arabo, ma la stanchezza non mi aiutò, quindi optai per l’inglese. Ma qualcosa mi diceva che lui non lo parlasse benissimo…in ogni caso mi accompagnò alla stanza dove avrei trascorso il mio prossimo mese. Mi confessò che si trattasse della sua, attualmente lui e sua madre stavano ospitando anche un’altra ragazza Olandese e quindi lui avrebbe dormito sul divano, perché non c’erano altre stanze disponibili. Ricordo di essermi sentita un po’ in imbarazzo e di essere stata dispiaciuta per lui, ma avevo troppo sonno e l’unica cosa che vedevo era un letto che mi stava aspettando.

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